La tradizionale vendemmia in Romagna

Un tempo, quando la vinazione era quasi un rito nelle aie dei contadini, si cercava di non vendemmiare quando soffiava il libeccio e quando l’uva era bagnata.

Una volta, se la stagione andava bene, si era in pieno raccolto solo alla metà del mese d’ottobre. Durante la vendemmia una leggera nebbiolina stemperava i contorni e la campagna si riempiva di suoni, di richiami e anche di provocatorie canzonette.

Ogni famiglia possiede riti e tradizioni tramandete nel tempo di generazione in generazione. Dalla raccolta dell’uva dopo un’intero anno di lavoro in vigna, fino alla cantina dove si conclude il ciclo con la vinificazione e l’affinamento.

Questi momenti sono ancora oggi giornate intense che raggruppano amici e appassionati di vino che dopo una giornata trascorsa a lavorare in mezzo ai filari si riuniscono intorno a tavola per celebrare questo rituale con ottimo vino e specialità legate alla tradizione.

La tradizione vuole che durante il periodo di vendemmia i contadini erano soliti preparare due antiche ricette romagnole,  la ‘saba’ e il ‘savor’.

La Saba è il mosto d’uva di vino Sangiovese cotto. Uno sciroppo, chiamato anche miele d’uva per la sua consistenza ed il suo colore ambrato simile al miele d’api.

Dalla preparazione della Saba si parte per fare anche il Savor: una sorta di composta molto profumata per l’aggiunta di frutta dal colore scuro intenso. Viene usato come ripieno per buonissimi tortelli dolci.