Pasqua in Romagna: un trionfo di sapori dolci con Pagnotta e Ciambella!

La Pasqua in Romagna è un periodo di festa, di tradizioni sentite e, naturalmente, di ottima cucina. Sebbene le tavole siano imbandite di prelibatezze salate, sono i dolci a ricoprire un ruolo speciale, portando con sé profumi e sapori che evocano ricordi d’infanzia e la gioia della primavera. Tra i protagonisti indiscussi di questa dolce tradizione romagnola troviamo la Pagnotta e la Ciambella, due preparazioni semplici ma ricche di significato.

La Pagnotta: un pane dolce dal cuore rustico

La Pagnotta di Pasqua romagnola è molto più di un semplice dolce. È un pane arricchito, dalla consistenza soffice e dal profumo inebriante, che tradizionalmente viene preparato per la colazione del giorno di Pasqua. Le sue origini affondano nella civiltà contadina, quando gli ingredienti semplici venivano sapientemente trasformati in qualcosa di speciale per celebrare la fine del periodo di Quaresima.

L’impasto base, simile a quello di un pan brioche, viene arricchito con uvetta, spesso ammollata nel liquore all’anice, e a volte con scorza di agrumi che conferiscono un piacevole aroma fresco. Alcune varianti prevedono l’aggiunta di semi di anice direttamente nell’impasto, regalando un profumo ancora più caratteristico.

La forma tradizionale della Pagnotta è tonda e non troppo alta, spesso incisa sulla superficie con un taglio a croce, simbolo della Pasqua cristiana. La sua semplicità la rende perfetta da gustare a colazione, accompagnata dalle uova sode benedette e, in alcune zone, anche da salame e vino rosso, creando un connubio agrodolce unico.

La Ciambella: un simbolo di convivialità

Altro dolce pasquale immancabile sulle tavole romagnole è la Ciambella. A differenza di altre ciambelle, quella romagnola non ha il classico buco centrale, ma si presenta come un filoncino ovale o una pagnotta rotonda, spesso ricoperta da una generosa spolverata di granella di zucchero.

La Ciambella romagnola è un dolce rustico e genuino, dalla consistenza croccante all’esterno e morbida all’interno. Ogni famiglia custodisce gelosamente la propria ricetta, tramandata di generazione in generazione, con piccole varianti che la rendono unica. Alcune versioni prevedono l’aggiunta di ricotta nell’impasto, che la rende particolarmente soffice e umida.

Perfetta per la colazione inzuppata nel latte, per una merenda golosa o, secondo la tradizione più antica, da gustare a fine pasto inzuppata nell’Albana dolce, un vino tipico della Romagna. La sua forma semplice e la sua bontà la rendono un simbolo di convivialità e di festa, da condividere con la famiglia e gli amici.

Che siate amanti della semplicità rustica della Pagnotta o della golosità fragrante della Ciambella, questi dolci sapranno conquistare il vostro palato e rendere la vostra Pasqua in Romagna ancora più speciale.

E voi, avete mai assaggiato la Pagnotta o la Ciambella romagnola? Qual è il dolce della tradizione pasquale a casa vostra?

Alla scoperta della cipolla dell’Acqua di Santarcangelo di Romagna, nuovo presidio Slow Food.

La Romagna è una terra ricca di tradizioni culinarie e prodotti tipici, e tra questi spicca la cipolla dell’Acqua di Santarcangelo di Romagna, un ortaggio dalle caratteristiche uniche che ha recentemente ottenuto il riconoscimento di presidio Slow Food.

Un tesoro della tradizione contadina

La cipolla dell’Acqua, conosciuta anche come “zvòla da aqua” in dialetto romagnolo, è una varietà autoctona che deve il suo nome alla particolare tecnica di coltivazione: un tempo, infatti, veniva coltivata in terreni attraversati da canali e fossi, dove l’acqua era abbondante.

Questa cipolla si distingue per la sua forma appiattita, la buccia dorata e il sapore dolce e delicato, che la rende adatta a molteplici usi in cucina.

Un riconoscimento importante

Il riconoscimento come presidio Slow Food rappresenta un traguardo importante per i produttori locali, che da anni si impegnano a preservare questa varietà e a promuoverne la conoscenza. Slow Food, infatti, è un’associazione internazionale che si batte per la salvaguardia della biodiversità e delle tradizioni alimentari locali, e il presidio della cipolla dell’Acqua rappresenta un simbolo di questo impegno.

La cipolla dell’Acqua è un ingrediente versatile, che può essere consumato sia crudo che cotto. Ottima nelle insalate, si presta anche alla preparazione di zuppe, frittate e contorni. In passato, veniva spesso cotta sulla stufa a legna o avvolta nella stagnola e messa nella brace, mentre oggi è utilizzata in molte ricette della tradizione romagnola, dalla piadina ai dolci.

Da metà luglio a fine agosto viene raccolta e se ti trovi in zona puoi acquistarla direttamente dai produttori locali o nei mercati contadini. 🙂

Carnevale in Romagna: tra storia, tradizioni e sapori unici

Il Carnevale è una festa antica, celebrata in tutto il mondo con sfilate in maschera, carri allegorici e dolci tipici. In Romagna, questa festa ha origini molto antiche e si intreccia con la storia e le tradizioni del territorio.

Un po’ di storia

Le prime testimonianze del Carnevale in Romagna risalgono al Medioevo, quando la Chiesa concedeva un periodo di divertimento e eccessi prima della Quaresima. Nel corso dei secoli, il Carnevale si è arricchito di significati simbolici e rituali, diventando una vera e propria festa popolare.

Ancora oggi, il Carnevale in Romagna è una festa molto sentita, che coinvolge grandi e piccini. I festeggiamenti durano diverse settimane e culminano con la sfilata dei carri allegorici, un vero e proprio spettacolo di colori e fantasia.

I carri, spesso ispirati a temi di attualità o alla tradizione locale, vengono realizzati da volontari che lavorano mesi per creare opere d’arte effimere. Durante la sfilata, i carri vengono accompagnati da gruppi mascherati e bande musicali, creando un’atmosfera di festa e allegria.

Il dolce tipico: le castagnole

Il Carnevale in Romagna è anche l’occasione per gustare i dolci tipici di questo periodo, come le castagnole. Si tratta di piccole frittelle dolci, dalla forma rotonda e dal sapore delicato.

Le castagnole vengono preparate con farina, uova, zucchero, burro e un pizzico di sale. L’impasto viene fritto in olio bollente e poi spolverato con zucchero a velo.

Esistono diverse varianti della ricetta, alcune prevedono l’aggiunta di liquore o spezie all’impasto. Le castagnole sono un dolce semplice ma gustoso, perfetto per concludere un pasto o per accompagnare un caffè.

La ricetta delle castagnole

Ecco la ricetta per preparare le castagnole in casa:

Ingredienti:

  • 250 g di farina 00
  • 50 g di zucchero
  • 50 g di burro
  • 2 uova
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • olio per friggere
  • zucchero a velo per guarnire

Preparazione:

  1. In una ciotola, mescola la farina, lo zucchero, il burro fuso, le uova, il lievito e il sale.
  2. Impasta fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo.
  3. Forma delle palline di circa 2 cm di diametro.
  4. Friggi le palline in olio bollente fino a quando non saranno dorate.
  5. Scola le castagnole su carta assorbente e spolverizzale con zucchero a velo.

Le castagnole sono un dolce tipico del Carnevale in Romagna, ma possono essere gustate durante tutto l’anno. Se vi trovate in Romagna durante il periodo di Carnevale, non mancate di assaggiare questo delizioso dolce e di partecipare ai festeggiamenti!

Nuovi colori animano le vie di Borgo San Giuliano

Borgo San Giuliano, Rimini – Il cuore pulsante di Rimini, famoso per i suoi murales colorati e le atmosfere felliniane, si arricchisce ulteriormente di nuove opere d’arte urbana grazie all’arte raffigurativa di Agim Sulaj, un pittore di origine albanese che vive a Rimini da oltre trent’anni. Le vie del borgo, già tappezzate di dipinti che raccontano la storia e l’anima del quartiere, si tingono di nuovi colori, dando vita a un percorso artistico sempre più affascinante.

Tre nuovi murales sono ispirati a tre diversi film di Fellini.

L’omaggio a “La Strada” con Zampanò si trova in via Padella, raffigura il ritorno di Zampanò, personaggio centrale del film “La Strada” che quest’anno celebra  il settantesimo anniversario.


L’omaggio a “I Vitelloni” con la celebre scena “Lavoratori?” si trova  in via Trai, e rappresenta un’altra iconica scena dei film di Fellini. La domanda ironica “Lavoratori?” è un simbolo del modo in cui Fellini sapeva catturare i momenti della vita quotidiana.


L’omaggio a “Amarcord” con la scena del pranzo a casa di Titta si trova in via Pozzetto e mostra una delle scene più amate del film “Amarcord”. L’arte di Agim Sulaj rende omaggio a questa celebrazione della convivialità familiare e della vita di paese.

I murales di Borgo San Giuliano sono diventati un’attrazione irresistibile per turisti da tutto il mondo, che vengono a Rimini appositamente per ammirare queste opere d’arte uniche. Ogni nuovo murales è un tassello che si aggiunge a questo mosaico di colori e storie, rendendo Borgo San Giuliano un museo a cielo aperto unico nel suo genere.

Se ancora non hai visitato Borgo San Giuliano, questa è l’occasione giusta. Perdersi tra i vicoli colorati, ammirare i murales, respirare l’atmosfera autentica di questo borgo di pescatori.

Le feste di Natale e Capodanno a Bellaria Igea Marina

A Bellaria Igea Marina, le festività natalizie 2024-2025 promettono un’esperienza straordinaria con il programma “BIM Christmas”, in corso dal 1° dicembre 2024 al 6 gennaio 2025. La città sarà avvolta in un’atmosfera magica, con decorazioni spettacolari, come il grande albero di Natale di 6 metri, renne luminose, un pacco regalo gigante e l’ormai iconico presepe di sabbia a Igea Marina, creato da artisti internazionali.

Tra le attrazioni principali, spiccano la pista di pattinaggio su ghiaccio, il nuovo “Ascensore di Babbo Natale” con un viaggio immersivo nel mondo natalizio, e una postazione di realtà virtuale con giochi interattivi. Gli spettacoli itineranti animeranno le strade con acrobati, figuranti e marching band durante tutte le festività.

Per Capodanno, Bellaria Igea Marina presenta il “Capodanno Diffuso”, con sette palchi dislocati lungo il viale P. Guidi. Si esibiranno artisti come Moreno Il Biondo, il violinista Pierpaolo Foti, e band come Margò80, insieme a eventi tematici come il “Cartoon & Cosplay Party” e DJ set coinvolgenti. Inoltre, il 6 gennaio, la celebrazione dell’Epifania culminerà con un concerto di Orietta Berti.

Un evento pensato per tutte le età e adatto a famiglie, turisti e residenti, che rende Bellaria Igea Marina una destinazione imperdibile anche in occasione delle feste.

Vieni a trovarci!

Benvenuti nella tradizione di Romagna con la “spianata”

In Romagna, la focaccia è conosciuta come “spianata” e rappresenta uno dei simboli della tradizione gastronomica locale. La spianata è una focaccia bassa, soffice e fragrante, perfetta da gustare da sola, con salumi, formaggi o verdure. La sua particolarità sta nella semplicità degli ingredienti e nella lavorazione artigianale, che permette di ottenere un impasto morbido all’interno e croccante all’esterno.

Preparare la spianata richiede pochi ingredienti di qualità: farina, acqua, lievito, olio d’oliva e un pizzico di sale. La ricetta che segue è quella tradizionale, semplice ma ricca di sapore.

Ingredienti per una spianata classica:

  • 500 g di farina 00
  • 250 ml di acqua tiepida
  • 10 g di lievito di birra fresco (o 3 g di lievito secco)
  • 50 ml di olio extravergine di oliva
  • 10 g di sale
  • Un pizzico di zucchero

Preparazione:

  1. Sciogliere il lievito di birra in poca acqua tiepida con un pizzico di zucchero. Lasciar riposare qualche minuto finché si attiva e forma una leggera schiuma.
  2. In una ciotola grande, setacciare la farina e creare una fontana al centro. Versare il lievito attivato, l’olio e poco alla volta il resto dell’acqua.
  3. Impastare fino a ottenere un composto omogeneo, poi aggiungere il sale e continuare a lavorare per circa 10 minuti, fino a che l’impasto risulta liscio ed elastico.
  4. Coprire l’impasto con un canovaccio e lasciarlo lievitare in un luogo tiepido per almeno un’ora o fino a che raddoppia di volume.
  5. Stendere l’impasto lievitato in una teglia unta d’olio, schiacciandolo delicatamente con le dita fino a formare piccole fossette sulla superficie.
  6. Spennellare con un filo d’olio e, se piace, aggiungere un pizzico di sale grosso in superficie.
  7. Cuocere in forno preriscaldato a 200°C per circa 20-25 minuti, fino a doratura.

La spianata è deliziosa appena sfornata, ancora tiepida e fragrante. In Romagna, viene spesso gustata con squacquerone, un formaggio fresco e cremoso, oppure con mortadella o prosciutto crudo. È una specialità semplice ma irresistibile, che racchiude il gusto autentico della cucina romagnola.

Prova la ricetta e se ti è piaciuta faccelo sapere!!!

“La piadina, un abbraccio di farina e amore, un viaggio nel cuore della Romagna.”

Sottile, croccante, versatile: la piadina è molto più di una semplice sfoglia.

Siete tornati dalle vacanze e già vi manca sentire nell’aria quel profumo di piadina appena cotta?
Ci siamo qua noi, con la nostra ricetta vi sentire come qui in hotel 🙂

Le origini della piadina si perdono nella notte dei tempi. Sebbene non esistano documenti che ne attestino con precisione la nascita, possiamo tracciare le sue prime tracce fino all’epoca romana. Pane azzimo degli Etruschi: Si ipotizza che la piadina possa avere radici ancora più antiche, nell’antica Etruria, dove si produceva una sorta di pane azzimo, una sfoglia cotta sulla pietra, simile alla nostra piadina. Il pane dei contadini: Nel Medioevo, la piadina divenne un alimento base per i contadini romagnoli. Era un cibo povero, ma nutriente e facile da preparare.

Ma torniamo a noi ed ecco la ricetta classica per realizzarla a casa:

Ingredienti:

  • 500 g di farina 00
  • 250 ml di acqua tiepida
  • 100 g di strutto
  • 10 g di sale fino
  • 5 g di bicarbonato di sodio

Procedimento:

  1. Setacciare la farina: In una ciotola capiente, setacciare la farina per crearla e renderla più omogenea.
  2. Unire gli ingredienti secchi: Aggiungere il sale e il bicarbonato alla farina e mescolare bene.
  3. Lavorare l’impasto: Creare una fontana al centro della farina e versare l’acqua tiepida. Iniziare a impastare con le mani, incorporando gradualmente lo strutto ammorbidito.
  4. Impastare energicamente: Continuare a impastare per almeno 10 minuti, fino a ottenere un impasto liscio, elastico e omogeneo.
  5. Riposo: Coprire l’impasto con un canovaccio umido e lasciarlo riposare per almeno 30 minuti a temperatura ambiente.
  6. Formare le piadine: Dividere l’impasto in porzioni uguali, formare delle palline e stenderle con un matterello fino ad ottenere delle sfoglie sottili e rotonde.
  7. Cottura: Cuocere le piadine su una piastra di ferro ben calda, rigirandole spesso, fino a quando non saranno dorate su entrambi i lati.

Cottura e Farcitura:

  • Cottura: La cottura sulla piastra è fondamentale per ottenere una piadina croccante all’esterno e morbida all’interno.
  • Farcitura: Una volta cotte, le piadine possono essere farcite con i condimenti preferiti. Classici sono lo squacquerone e il prosciutto crudo, ma anche la salsiccia e cipolla fino alla piada intesa come dolce, piada e nutella.

La tipica teglia romagnola è l’ideale per la cottura della piadina. Se non ne hai una, puoi utilizzare una padella antiaderente.

Buon appetito!

Benvenuti nel Medioevo con il “Palio del Daino” di Mondaino

La vacanza in Romagna, nel mese di agosto, è fatta di mare, sole, tradizioni… ma anche di bellissime manifestazioni che vedono il coinvolgimento del nostro entroterra.

Questo mese l’Hotel della Motta ti propone il Palio del Daino a Mondaino. 

Mondaino è uno straordinario borgo medievale che nel 1459 assistette ad un evento storico particolarmente significativo che sancì la pace tra le Signorie Malatesta e Montefeltro che erano sempre in guerra. E’ per ricordare e ricostruire quel periodo di prosperità che ogni anno si svolge questa manifestazione.

Il “Palio del Daino”, che si svolge dal 15 al 18 agosto, rappresenta questo momento di festa nel quale le contrade di Mondaino – Borgo, Castello, Contado e Montebello – si sfidano nel palio per aggiudicarsi l’ambito titolo.

Il gioco, è diviso in due parti. La prima è la “corsa delle oche” a cui segue il torneo vero e proprio, una sorta di “quattro cantoni” in cui ogni volta viene escluso un giocatore.
Per le vie del paese più di 100 selezionati artigiani danno dimostrazione della lavorazione dei metalli, dei tessuti, del vetro, della carta e delle pelli per riscoprire manualità ormai divenute rare o perdute.

All’interno delle botteghe e lungo le vie del borgo si possono ammirare all’opera maiolicari, pittori, armaioli, liutai, amanuensi, miniatori e intarsiatori, mentre le melodie rinascimentali verranno riproposte per le strade e le piazze.
Non mancano punti ristoro assolutamente a tema con piatti che ripropongono le tradizioni medioevali.

Infine, gruppi di ricostruzione storica, antichi mestieri, artigiani, arti, botteghe, musici, cantori e giocolieri, spettacoli, oltre che le emozionanti sfide delle contrade, ti faranno rivivere la magia di un’epoca intensa ed emozionante, un viaggio nel tempo ricco di fascino e storia.

Santa Piada: Un tuffo nella Romagna di un tempo

La piadina è il simbolo indiscusso della Romagna, delle antiche tradizioni che non si sono mai perse, semmai solo evolute.

Da cibo povero, la piadina ha attraversato i tempi moderni con diverse contaminazioni, arrivando sulle nostre tavole sotto forma di piadaburger, piadakebab, rotolino farcito, stick di piadina fritta e tanto altro ancora.

Se desideri immergerti nel gusto di questo prodotto – che ha ottenuto la certificazione IGP – da Bellaria di consigliamo di arrivare a Santarcangelo. Un viaggio di 20 minuti circa dove il 28 e il 29 di giugno si svolge Santa Piada.  

Santa Piada è una festa che ti porta indietro nel tempo, nell’atmosfera magica e bucolica di questo paese romagnolo alle porte della Valmarecchia.

In questi due giorni troverai gli abitanti di una città intera scendere in piazza a festeggiare tutti insieme vestiti da contadini!

Una festa che è una vera e propria fattoria nel centro, il ritorno dei zùg d’una vólta, con le azdore che preparano la piada per tutti, il mercato agricolo, le fisarmoniche che suonano in ogni angolo, il vino di casa nostra, i giri di valzer!

Un sogno romagnolo che oggi non esiste più, quello dei nostri nonni, ma che torna magicamente in quelle due strepitose giornate di festa!

Santarcangelo, Verucchio e Pennabilli: alla scoperta dei musei delle piccole cose.

Il nostro territorio, fra mare e collina, racchiude delle piccole perle di arte, curiosità e bellezza.

Oggi parliamo di tre bellissime località della Valmarecchia. Iniziamo da Santarcangelo, un antico borgo medievale lungo la via Emilia, a breve distanza da Rimini e dalle spiagge. È la città del maestro Tonino Guerra, famosa per le grotte tufacee, il turismo slow, le stampe artigianali, la cultura e i musei.

E proprio qui c’è un museo unico e straordinario, quasi una bottega dei ricordi, che racconta la storia attraverso un piccolo oggetto di uso quotidiano spesso sottovalutato: il bottone.

Al Museo del Bottone sono esposti quattro secoli di storia sociale, economica, politica, di costume e di moda con una varietà di oltre 14.000 bottoni provenienti dall’Italia e da 58 nazioni, coprendo tutti i continenti.

Il bottone è un oggetto che ha attraversato la storia, come dimostrano quelli dei Papi e della gerarchia ecclesiastica, quelli disegnati da Pablo Picasso per Coco Chanel negli anni ’20, e quelli donati dagli astronauti italiani Cristoforetti e Parmitano, che hanno regalato i bottoni delle loro polo spaziali, con i relativi documenti.

Da Santarcangelo ci spostiamo verso Verucchio, dove è possibile vistare un nuovo Museo situato all’interno del Torrione delle Mura di San Giorgio: il Micro, Museo dell’oggetto ritrovato.

Si tratta di un campionario di oggetti come piccoli giocattoli, tra cui soldatini, accendini, ciabatte da mare, contenitori di detersivo e altro, una raccolta e conservazione di oggetti e frammenti ritrovati sul letto del fiume Conca, relitti rigettati dalle burrasche invernali, fino ai ritrovamenti nei cosiddetti “non luoghi” come periferie urbane, stazioni ferroviarie, piazze e margini delle strade.

Questi ritrovamenti hanno ora una loro collocazione e si sono trasformati in piccole opere d’arte della memoria, dove questa volta è l’oggetto a compiere un’azione salvifica sull’uomo.

Il nostro viaggio continua verso l’alta Valmarecchia e si conclude a Pennabilli, una vera oasi naturalistica, con gran parte del territorio all’interno del Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello.

A Pennabilli,si trova il più piccolo museo del mondo nella chiesetta dei Caduti, con un solo quadro realizzato da Luigi Poiaghi ispirato ai versi di una poesia di Tonino Guerra, “L’Angelo coi baffi”.

L’opera rappresenta l’Angelo “che non era capace di far niente”, una metafora di come ciò che viene ritenuto impossibile possa diventare realtà.

È un invito rivolto a tutti a inseguire i propri desideri, anche quelli che sembrano irraggiungibili.