Bellaria Igea Marina: 3 cose da non perdersi

Una città unita da due comuni, quello dei pescatori di Bellaria e quello di Igea Marina nato negli anni novanta come meta per colonie turistiche.

Spiaggia e ottima cucina ma non solo, in questa località potete scoprire meravigliosi siti artistici e culturali.

Ecco 3 cose che potete fare a Bellaria Igea Marina per vivervi la vostra vacanza pienamente!

Passeggiare nel centro storico e fare shopping all’Isola dei Platani. Nel cuore di Bellaria trovere un’area pedonale, il luogo ideale per fare passeggiate e rilassarsi. Lungo questo viale si sviluppano tanto negozietti, ideali per i vostri souvernir.

Visitare la Torre Saracena e il Museo delle Conchiglie
La Torre Saracena di Bellaria nasce dopo le invasioni dei pirati turchi negli ultimi anni del XVI secolo proprio per difendere gli abitanti della zona e un tempo era quindi posizionata proprio sulla costa, con funzione di vedetta. Al suo interno c’è il Museo delle Conchiglie dove troverete esposti esemplari provenienti da tutto il mondo.

Fare Sup in Riva al Mare.
Il Supe è una variante del surf in cui si sta in piedi su una tavola e ci si sposta grazie all’uso di un remo. Un’esperienza che consigliamo a tutti, più sportivi e meno… vi farete grosse risate!

Il Parco del Gelso, un’oasi di vera natura

Se sei arrivato a Bellaria e non hai più voglia di prendere la macchina, ti consigliamo una passeggiata in mezzo alla natura e al relax al Parco del Gelso uno dei più vasti polmoni verdi che si possono incontrare nelle aree urbane della costa adriatica.

Il Parco nasce nei primi del Novecento per volere di Vittorio Belli, un medico di nobili origini, appassionato di botanica, che aveva in mente di realizzare un villaggio immerso nel verde.
Ci vollero circa vent’anni per bonificare il terreno e seguire le varie fasi della crescita della vegetazione, ma oggi il Parco del Gelso è caratterizzato da 40 ettari di terreno ed è caratterizzato da piante e cespugli autoctoni e prato a crescita spontanea.

Al centro del parco troviamo un bel lago di tre ettari – il Lago del Gelso da cui il parco prende il nome – ricavato da una ex cava di sabbia.

Il Parco del Gelso è diventata una meta fissa di chi ama passeggiare in relax in mezzo alla natura e al silenzio. Le famiglie si possono rilassare al parco dopo una giornata trascorsa al mare e scoprire un pezzo di preistoria nascosta nel parco.

In estate il Parco è il posto ideale anche per i runner che possono correre liberamente tra alberi secolari e piante ad alto fusto, senza dover stare sotto il sole cocente dei mesi più caldi dell’anno.

“Zeppole di San Giuseppe”, festeggiamo tutti i papà

Il papà è la figura di riferimento nella vita di ogni bambino, l’eroe da emulare di ogni figlio e il primo amore di ogni bambina. Ebbene si, si festeggia in tutto il mondo ma con date diverse.


La più antica storia inerente alla festa del papà risale circa a un secolo e mezzo fa, ma è dai primi del Novecento che l’usanza di celebrare i padri di famiglia comincia a diffondersi in tutto il mondo. La Chiesa Cattolica fu’ la prima ad associare la figura del papà ad una celebrazione: esattamente nel 1871 con la “nomina” di San Giuseppe quale “protettore dei padri di famiglia”.

Insieme a voi vogliamo festeggiarla con un gustoso dolce tradizione, le “Zeppole di San Giuseppe.” Scopriamo insieme tutti gli ingredienti e i passaggi per ottenere delle gustosissime zeppole.

Ingredienti per 12 zeppole:

  1. ACQUA 250 ml • 750 kcal
  2. FARINA TIPO 00 160 gr • 750 kcal
  3. UOVA 4 • 750 kcal
  4. BURRO 70 gr • 380 kcal
  5. BUCCIA GRATTUGIATA DI LIMONE 1
  6. SALE MARINO 1 pizzico • 286 kcal

Per la Crema:

  1. LATTE 500 ml • 750 kcal
  2. FARINA TIPO 00 1 cucchiaio • 750 kcal
  3. ZUCCHERO BIANCO 5 cucchiai rasi • 750 kcal
  4. LIMONCELLO 1 bicchierino • 304 kcal
  5. UOVA 2 tuorli • 750 kcal
  6. PER DECORARE
  7. ZUCCHERO A VELO • 79 kcal
  8. AMARENE sciroppate, q.b.

E ora al lavoro! Procedimento:

Per preparare la ricetta delle zeppole di San Giuseppe al forno, mettete in una pentola l’acqua, il burro tagliato a dadini e un pizzico di sale. Fate sciogliere il burro e portate ad ebollizione.
Spegnete il fuoco, aggiungete la farina (che avrete precedentemente setacciato) e la buccia grattugiata di un limone (che donerà un invitante profumo ai bignè, una volta cotti).
Ora Mescolate e rimettete sul fuoco per un paio di minuti o almeno fino a quando il composto non si staccherà dalle pareti della pentola.

A questo punto aggiungete le uova, una ad una, mescolando bene (sempre a fuoco spento, per non rischiare di cuocere l’uovo con il calore della pentola). Rimettete sul fuoco per un paio di minuti. Spegnete e mettete il composto in una siringa da pasticcere.
Foderate di carta da forno una teglia e create dei cerchi concentrici di pasta. Ogni disco di pasta dovrà poi essere sormontato da un circoletto di pasta che darà “spessore” al bignè e dove, dopo averli cotti, inserirete la crema pasticcera.

Mentre cuocete in forno i bignè (a 200° per circa 20 minuti) preparate la crema pasticcera.
In un pentolino mettete il latte e la farina. Mescolatela con una frusta a mano facendo attenzione che non si formino grumi.
Fate cuocere a fuoco medio sempre mescolando, aggiungete i tuorli d’uovo e lo zucchero.
Prima che la crema addensi aggiungete il bicchierino di limoncello che donerà il profumo alla crema pasticcera.
Fatela rapprendere e spegnete quando avrà raggiunto la consistenza che preferite (se è troppo liquida ammorbidirà i bigne……se è molto soda potrete farcirli usando la siringa da pasticcere.
Io ho scelto una consistenza media, per poterli farcire semplicemente usando un cucchiaino). Aggiungete su ogni Zeppola di san Giuseppe un’amarena sciroppata (scolata precedentemente dallo sciroppo) e spolverate con zucchero a velo. Servite subito. Si conservano in frigo al massimo per due giorni.

Si cucinano in un forno statico o ventilato?
Per la ricetta delle zeppole di San Giuseppe, è preferibile usare un forno statico perché col ventilato potrebbero deformarsi.

Le zeppole di San Giuseppe cotte in forno si conservano per una settimana chiuse in un contenitore ermetico ma, se farcite, vanno conservate in frigorifero per 2 giorni.

La Capitale del Medioevo, GRADARA

Nell’articolo precedente abbiamo già nominato questo meraviglioso borgo, ora insieme scopriremo la sua storia.

Gradara sorge sulle colline a sud della Romagna, alle spalle della riviera adriatica, dove la regione confina con le Marche.

Le origini del borgo risalgono al Medioevo, un’epoca storica movimentata da battaglie e numerosi cambiamenti a livello polico, ma dove Gradara rimane un punto strategico di grande importanza.

In alcuni documenti del trecento il castello di Gradara risulta essere possedimento in mano dei Malatesta, i signori che riuscirono a portare all’estensione attuale la struttura che, da fortilizio militare divenne luogo di piacevole soggiorno. Oltre al essere un avamposto militare, la Rocca fu una residenza raffinata, come erano solitamente le corti rinascimentali, con ambienti ampi e affrescati con pitture legate all’antichità classica di eroi e ed episodi della mitologia greca, con particolari preziosi.

Il Castello di Gradara è noto per una storia che tanti di voi conosceranno, la storia d’amore fra Paolo e Francesca narrata per la prima volta da, Dante Alighieri nel suo divino poema. E’ nel girone dei Lussuriosi , esattamente V Canto dell’Inferno, che si trovano Paolo e Francesca, i due amanti che hanno reso famosa la Rocca conferendole un alone di mistero e leggenda.

Francesca da Polenta era figlia di Guido Minore Signore di Ravenna e Cervia decisa in sposa dal padre a Giovanni Malatesta detto Gianciotto che lo aveva aiutato nella battaglia contro i nemici. Per evitare che la giovane rifiutasse il prescelto mandaro a dare la notizia da Paolo il Bello fratello di Gianciotto.

Come aspettatosi la ragazza accettò subito ed il giorno delle nozze, pronunciò felice il suo “sì” senza sapere che Paolo la sposava “artificiosamente” per procura ossia a nome e per conto del fratello Giangiotto. Francesca con il tempo si mise il cuore in pace ma le sue giornate trascorrevano nella tristezza nonostante le visite da parte di Paolo rammaricato per l’accaduto.

Uno dei fratelli, Malatestino dell’Occhio, così chiamato perché aveva un occhio solo “ma da quell’uno vedeva fin troppo bene”, spiando, s’accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca. E scoperti di conseguenza da Gianciotto si consumò il dramma.

Alla scoperta della Romagna…

Enormi campagne, piccoli borghi, strade del vino e dei sapori… questa è la ricchezza della Romagna.

Non perdete l’occasione di visitare il nostro meraviglioso entroterra, basterà spostarsi di qualche chilometro dalla costa per ritrovarsi in splendidi territori e itinerari.

Mondaino

Iniziando da Verucchio, dove la sua Rocca Malatestiana vi permetterà di godere di un panorama mozzafiato, per poi spostarci a Santarcangelo di Romagna il borgo che ospita numerose sagre e anche qui il panorama non è da meno.

Vicino a Bellaria oltre ai due già citati è possibile raggiungere in poco tempo altri borhi e castelli, ognuno conosciuto per almeno una particolarità.

Gradara

Stiamo parlando di Gradara, nota per la famosa storia di Paolo e Francesca citata nei versi di Dante, e ancora Mondaino dove ogni agosto si svolge il Palio del Daino una conosciuta festa mediovale tramandata nel tempo.

Abbiamo citato solo alcuni dei borghi presenti in Romagna annoverati come fra i più belli d’Italia e ve li racconteremo uno ad uno nei prossimi articoli.