Lezioni di dialetto romagnolo

La nostra Romagna è da sempre conosciuta come meta turistica estiva per eccellenza. I turisti ogni anno ne rimangono affascinati oltre che per la sua straordinaria bellezza, anche per l’accoglienza e il modo molto particolare e colorito di parlare che ha la gente romagnola.
Ebbene si, chi viene in vacanza qua in Romagna viene colpito dall’ospitalità ma soprattutto dal famosissimo dialetto romagnolo.

Oggi insieme vogliamo farvi conoscere più nel dettaglio le caratteristiche tipiche di questo idioma.
Il dialetto romagnolo è una lingua romanza appartenente al gruppo gallo-italico che si parla in Romagna e anche a San Marino. Caratterizzato da una notevole moltiplicazione dei fonemi vocalici e da un forte rilievo delle consonanti, che caratterizzano il fraseggio, specie nelle frasi interrogative e negative.

Per farvelo apprezzare meglio, abbiamo selezionato 9 parole in romagnolo che tutto il mondo ci invidia:

  • Ignurantaz: termine che si usa per una persona che riteniamo moto ignorante
  • Svarnaza: il significato attribuito a questa parola è di sfaticato,scansafatiche
  • Burdèl si utilizza per riferirsi a un ragazzo
  • Inciciuì o inzurlì: il termine si usa per riferirsi a una persona sorpresa, sbalordita per qualcosa
  • Cutvegna: da tradurre letteralmente come “che ti venisse un colpo”, tipica parola di augurio non benevolo dei romagnoli
  • Patàca: parola più popolare in romagna che significa sciocco e ingenuo
  • Valà: unione delle parole va e là, il termine viene utilizzato come risposta a qualunque forma di offesa o ragionamento
  • Pìda: termine che significa letteralmente piada, classico prodotto alimentare romagnolo più conosciuto
  • Sburòn o Sborone: termine che significa sbruffone e esibizionista

Queste sono le parole più conosciute però ce ne sono anche tante altre che è meglio non pronunciare, ma che fanno parte del nostro dialetto romagnolo, un qualcosa di colorito, simpatico e irriverente così come siamo noi qua in Romagna!


Per oggi la nostra lezione di dialetto è finita ma noi vi lasciamo con alcuni modi di dire più conosciuti e utilizzati dai romagnoli.

I 6 MODI DI DIRE PIÙ UTILIZZATI IN ROMAGNA

1) La pida sé parsot la pis un Po m’ a tot, a me l’ha ma fat mel, l’ha ma mand in tl’uspidel, la mand in punta ad morta….ma a magn la pida un’enta volta = La piadina col prosciutto piace un pò a tutti, ma a me mi ha fatto male e mi ha mandato all’ospedale, in punta di morte, ma ho mangiato la piadina un’altra volta


2) Te te propri voia ad zuca zala! = Si usa quando una persona cerca cose improbabili, o quando ha voglia di discutere per poco


3) L’è sempri insim…cul e camisa = Sono sempre insieme sedere e camicia. Detto di due persone che sono molto amiche e
stanno sempre insieme


4) T’fe’ vni e lat mal znoci = Mi hai fatto venire il latte alle ginocchia

5) A penza pina u’s rasounna mey = A pancia piena si ragiona meglio

6) Tci sgudible=Sei noioso

Il primo sole in Romagna: i benefici del mare

L’estate è ormai iniziata e non sai ancora dove andare in vacanza? Cerchi un posto con delle spiagge fantastiche, facile da raggiungere e munito di tutti i comfort che desideri? Ebbene, la Riviera Romagnola soddisferà tutte le tue esigenze.

Celebre per la grande affluenza di turisti, soprattutto durante la stagione estiva, per le mete da sogno e per le innumerevoli attività che propone, la Romagna è il posto migliore in cui trascorrere le vacanze, da soli o in famiglia.

In questo post vedremo insieme quali sono i benefici del mare in Romagna, le sue attrattive e le strutture migliori a cui rivolgersi.

I benefici del mare in Romagna

Con l’arrivo dell’estate la maggior parte delle persone opta per le vacanze al mare. Semplice abitudine o c’è qualcosa di più?

I bagni al mare non solo sono motivo di svago e di relax, ma anche e soprattutto di benessere fisico. Dopo i primi bagni al mare ci sentiamo già meglio, più rilassati e liberi dallo
stress giornaliero. Tale senso di benessere non deriva solo dall’assenza della routine lavorativa giornaliera, ma rientra nella talassoterapia, una terapia che si basa sull’azione
benefica del clima marino.

Andare al mare in estate, quindi, non è solo rigenerante per la nostra psiche, ma anche per il nostro corpo. Tra i maggiori benefici del mare per il nostro corpo, è importante ricordare:

Riduzione della ritenzione idrica: la concentrazione dei sali minerali nell’acqua di
mare contribuisce ad eliminare, per osmosi, i liquidi in eccesso attraverso la pelle;


Pulizia, levigatura e cura dei disturbi della pelle: il sale marino funge da scrub per la
pelle ed elimina le impurità, riequilibrando i valori dello strato esterno
dell’epidermide e, la presenza dell’acido silicico nell’acqua marina, contribuisce ad
eliminare disagi quali eritemi, psoriasi ed eczemi;


Aiuto per i dolori articolari e muscolari: l’attività al mare concorre a rilassare i
muscoli e a migliorare la mobilità delle articolazioni;


Regolazione degli ormoni: soprattutto per la tiroide, lo iodio presente nell’acqua
marina è utile per assicurare il suo giusto funzionamento;


Aiuto contro le infiammazioni: l’acqua marina e i suoi minerali sono un toccasana
per reni, fegato e pelle, stimolate ad espellere più velocemente le tossine;

Aiuto per la circolazione: soprattutto la temperatura fredda dell’acqua, concorre a
riattivare la circolazione sanguigna, scongiurando il classico affaticamento delle
gambe.

Romagna: località perfetta per le vacanze

Visti, dunque, i benefici del mare sul nostro corpo, scopriamo perché la Romagna è la meta perfetta per le tue vacanze al mare.

Le spiagge della Riviera Romagnola vantano la classificazione di acque sicure grazie alle Bandiere Verdi e Blu, che assicurano la qualità delle acque di balneazione. Questo
elemento, già da solo, dovrebbe bastare come motivo valido per scegliere la Riviera come meta.

Ma ci sono altri fattori che rendono la Romagna la meta vacanziera ideale.

Le distanze e i trasporti, innanzitutto. Località note come Rimini, Riccione, Bellaria e Igea Marina, sono ben collegate sia con l’entroterra (nel caso in cui si fosse interessati a visitare luoghi di interesse storico-culturale) che tra di loro. Questo è un elemento importante che permette sia di progettare una vacanza che includa il mare e la collina, che di spostarsi comodamente da una località all’altra per il puro piacere della scoperta.

Pensando al puro divertimento e intrattenimento, la Riviera Romagnola offre ormai da anni, consolidate attività ed eventi di svago. Dalla presenza di parchi acquatici e a tema, all’animazione in spiaggia e in hotel, per non parlare poi dei famosissimi pub e locali frequentatissimi durante la stagione, non mancherà nulla alle tue vacanze se decidi di
trascorrerle in Riviera.

Ultimi, ma fondamentali, gli hotel e gli alberghi in Romagna. Non troverai strutture ricettive migliori di quelle che ormai da anni accolgono i vacanzieri in Riviera. Forniti di qualsiasi comfort e servizi richiesti, gli hotel della Riviera Romagnoli sono fra i migliori in Italia.


Piscine interne ed esterne, menù specializzati che includono i piatti tradizionali romagnoli, animazione per grandi e piccoli, stanze spaziose e ben curate e servizi aggiuntivi, sono solo alcuni dei comfort base che gli hotel in Riviera possano offrirti.

Le mete preferite in Romagna

Scendendo nello specifico, vediamo quali sono le mete migliori e preferite dai vacanzieri in Romagna.

Tolte le celebri Rimini, Riccione, Cesenatico e Milano Marittima, la Riviera Romagnola annovera fra le sue mete più belle e funzionali anche altri luoghi.

A pochi chilometri da queste famosissime località, infatti, sorgono altrettante mete bellissime e che rispondono a tutte le esigenze. Tra queste citiamo Bellaria Igea Marina.

Località situata tra Rimini e Cesenatico, Bellaria Igea Marina non solo assicura la sicurezza e qualità delle acque delle sue spiagge, grazie alla Bandiera Blu, ma annovera una schiera di bellezze da poter visitare in centro città.

Anche la posizione di Bellaria Igea Marina permette molteplici opportunità di divertimento e varietà di svago. La sua vicinanza a Cesenatico, Rimini, San Marino e ad altri centri di attrazione, quali parchi giochi e a tema, rendono questa località anche un ottimo snodo per
potersi spostare facilmente.

Inoltre, se scegli Bellaria Igea Marina come meta per le tue vacanze, dovrai sapere che gli hotel e alberghi della zona offrono servizi che comprendono anche l’intrattenimento per grandi e bambini, il servizio in spiaggia, la presenza delle piscine e molto altro ancora.

A Bellaria Igea Marina non solo troverai le spiagge più belle che tu possa immaginare, ma godrai anche dei servizi migliori offerti dalla Riviera Romagnola.

Il Latteruolo: il dolce tipico della Romagna


Tra le prelibatezze che la cucina tradizionale romagnola offre c’è il celebre Latteruolo. Di origine antica, questo dolce a base di latte e farina, non può mancare
sulle tavole di tutti i romagnoli.

Conosciuto anche come Casadello, il Latteruolo, nel corso della storia ha visto il variare della ricetta originale e anche del periodo in cui tradizionalmente veniva
preparato e servito.

Scopriamo insieme la storia e la ricetta di uno dei dolci più noti della tradizione romagnola: il Latteruolo.

Storia e tradizione del Latteruolo

Il Latteruolo ha una lunga storia, che colloca la sua nascita nel Medioevo. A quel tempo era usanza da parte dei contadini regalare questo dolce al padrone, in
occasione della festa del Corpus Domini.


Con lo scemare di questa tradizione, dovuta sia alla fine della mezzadria che allo scemare della ricorrenza del Corpus Domini, è cambiata anche la ricetta e il periodo
di produzione del Latteruolo.

Proprio in occasione Corpus Domini, il Latteruolo veniva preparato e regalato ma, essendo questa una festa “mobile”, nel 1977 si decise di toglierle valore civile e, di
conseguenza, si perse anche l’abitudine di celebrare questa ricorrenza con regolarità.

Celebrata ogni giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità, il Corpus Domini viene, però, ancora celebrato in alcune località italiane e, anche se non è
tradizionalmente preparato in questa occasione, il Latteruolo è rimasto un dolce importantissimo della tradizione romagnola grazie anche all’intervento di Pellegrino
Artusi.

L’antica ricetta di Pellegrino Artusi

Il celebre gastronomo e autore de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, Pellegrino Artusi, ha inserito proprio nel noto scritto, la ricetta del Latteruolo
(Latarol), collocandola al numero 649.

Qui l’Artusi spiega che tradizionalmente il Latteruolo veniva preparato con: un litro di latte, 100 grammi di zucchero, 8 tuorli d’uovo, 2 albumi, aromi di vaniglia o
coriandoli.

Dopo aver fatto cuocere per almeno un’ora il latte con lo zucchero, si aggiungevano gli aromi (coriandoli o vaniglia) assicurandosi poi di rompere la “tela del latte” di tanto in tanto. Mescolando poi il latte cotto con le uova frullate, il composto veniva versato sulla pasta matta precedentemente sistemata su una teglia. Ricoprendo poi la teglia con della carta unta di burro, si sarebbe evitato di bruciare la parte superiore del dolce, che doveva essere cotta a fuoco lento sopra e sotto.

Una volta sfornato il dolce e aspettato il giusto tempo affinché questo si fosse raffreddato, si sarebbe proceduto al taglio e al servizio che, si ricorda, tradizione volesse fosse un regalo da parte dei contadini al padrone.

La ricetta del Latteruolo

Al giorno d’oggi il Latteruolo, o Casadello, può essere descritto come una sorta di latte alla portoghese contenuto in uno scrigno di pasta matta.

Cominciando proprio dalla pasta matta, gli ingredienti utilizzati, considerati per una Latteruolo di medie dimensioni, sono:


 Farina debole – 250 gr
 Latte – 4 o 5 cucchiai
 Burro – 60 gr
 Zucchero – 2 cucchiai
 Sale – un pizzico
 Scorza di limone – a piacere


Un aspetto interessante della pasta matta è che viene considerata la prima “teglia usa e getta” della storia, perché il suo diventare particolarmente rigida dopo il raffreddamento del dolce, permetteva di tirarla fuori dalla teglia utilizzata ed essere trasportata direttamente senza il sostegno di nessun piatto da portata.

Per la farcia del Latteruolo, vengono invece utilizzati:

 Latte intero – 750 ml
 Burro – 90 gr
 Tuorli d’uovo – 3
 Uova – 2
 Bacca di vaniglia


La pasta matta va preparata sciogliendo il burro e unendolo a tutti gli altri ingredienti. Dopo aver impastato, aggiungendo gradualmente il latte affinchè la pasta diventi abbastanza soda, formare un composto omogeneo a forma sferica, coprirlo con pellicola, da tenere a temperatura ambiente. La pasta matta verrà poi stesa al mattarello e sistemata sulla teglia scelta, adeguatamente foderata.

Per la crema, invece, si impiegherà più tempo.

Il procedimento è il seguente:


 Cuocere per almeno un’ora il latte con la vaniglia a fuoco lento, togliendo
sporadicamente il velo che si crea sopra il liquido;
 Aggiungere lo zucchero e, dopo circa 10 minuti, spegnere il fuoco;
 Mescolare con la frusta i tuorli con le uova intere e unire il latte, filtrandolo
adeguatamente;
 Mescolare il tutto insieme ed infine riporlo sulla pasta matta;
 Cuocere in forno statico preriscaldato a 180°C per 10 minuti, e continuare poi
a temperatura 160-170°C per 75 minuti;
 Una volta sfornato il Latteruolo, si dovrà lasciar riposare e raffreddare per
poi conservarlo in frigo per almeno 4 o 5 ore.


La ricetta, soprattutto l’uso delle uova, può variare in base alla zona presa in considerazione e anche a come la ricetta originale sia stata o meno tramandata.
Il Latteruolo, Latarol, o Casadello, è uno dei dolci che più rispecchia la tradizione culinaria romagnola. Se stai pensando di visitare o trascorrere le tue vacanze in Romagna, il Latteruolo è una di quelle prelibatezze della cucina tradizionale che non potrai non provare e amare.

L’olio della Romagna

La cucina tradizionale italiana, celebre in tutto il mondo, deve la sua fama non solo alla ricchezza e alla varietà delle sue ricette, ma soprattutto all’utilizzo delle materie prime.

Uno dei prodotti made in Italy per eccellenza è, senza dubbio, l’olio extravergine di oliva.
Prodotto dalla maggioranza delle regioni italiane, l’olio d’oliva ricopre un ruolo fondamentale nell’alimentazione italiana, grazie alle sue proprietà nutrizionali e ai suoi
svariati utilizzi.

Ogni regione, quindi, ha il suo olio d’oliva, e ogni olio ha le sue caratteristiche e proprietà.
Scopriamo insieme quelle che sono le qualità e i benefici di uno degli oli più buoni e pregiati di produzione italiana: l’olio extravergine di oliva della Romagna.

La produzione dell’olio della Romagna

L’Emilia Romagna vanta la produzione di almeno due oli di oliva di certificazione Dop: l’olio di Brisighella, certificato dal 1998 e l’olio delle Colline di Romagna, certificato da oltre 20 anni.

L’olio di Brisighella, caratterizzato dal sapore fruttato medio o intenso, è stato il primo olio extravergine di oliva ad essere commercializzato con l’etichetta Dop dell’Unione Europea e si ottiene dalle olive di varietà Nostrana di Brisighella.

L’olio Dop Colline di Romagna si ottiene, invece, da due diverse varietà di olive quali, il Correggiolo (al 60%) e il Leccino (al 40%). In scala minore, al massimo del 10%, si possono trovare altre varietà locali minori come il Moraiolo, il Pendolino e la Rossina.

La zona di raccolta e produzione del pregiato olio della Romagna si concentra in larga parte nella provincia di Rimini.

La raccolta delle olive, di consuetudine, viene effettuata manualmente o con la tecnica della battitura degli alberi nella stagione autunnale, compresa tra il 20 ottobre e il 15 dicembre di ogni anno. Le olive, dopo la raccolta, vengono immagazzinate in delle stanze ben ventilate e, successivamente, vengono lavate con cura per rimuovere le impurità naturali (foglie, rametti e terriccio). Solo dopo si può procedere con la spremitura nei frantoi attraverso un sistema meccanico di ruote o martelli rotanti. Tali operazioni, per ottenere un prodotto di qualità, devono essere svolte nell’arco di 48 ore massimo.

Dopo aver rimescolato la pasta ottenuta si procederà con la decantazione e la centrifugazione dell’olio ottenuto, per poi terminare con l’immagazzinamento, la filtrazione
e l’imbottigliamento.

Le proprietà e le caratteristiche


L’olio extravergine di oliva della Romagna viene apprezzato, ed è conosciuto, per la sua qualità, dovuta alle sue capacità organolettiche che lo rendono uno degli oli più pregiati
d’Italia.

Dal processo produttivo dell’olio della Romagna, che non sfrutta il calore né alcun tipo di solvente, viene ricavato un olio dal colore oro con riflessi di un verde intenso.

L’odore tipico di questo olio è di un fruttato tenue che può, dipende dai casi, risultare anche più intenso e ricordare anche l’odore di foglie ed erba. Il sapore è caratterizzato da una media dolcezza, acidità molto bassa e un leggerissimo sentore di amaro o piccante.

Tali caratteristiche, soprattutto il sapore delicato ma deciso, collocano il pregiato olio della Romagna tra quello ligure, molto delicato e adatto per i bolliti, e quello pugliese, dal sapore decisamente più deciso, ottimo per accompagnare pane e carni.

Proprio questo equilibrio di composizione e sapore, rende l’olio della Romagna ideale a prestarsi a molteplici utilizzi in cucina. Usato per condire ricche insalate e piatti di pesce, per stufare verdure e saltare carni bianche, per friggere dolci e frutta, la presenza di questo prodotto sulle tavole romagnole è imprescindibile quanto mai necessario.

La storia dell’olio della Romagna


Oltre ai molteplici impieghi e alle pregiate caratteristiche, l’olio della Romagna vanta anche una storia millenaria, tra le più antiche d’Italia.

Considerato quasi un bene di lusso nella Romagna di un tempo, all’olio venivano preferiti lo strutto e il lardo, decisamente più economici e dal maggior apporto calorico. Nonostante questa testimonianza storica, la raccolta delle olive e la produzione di olio nell’area compresa tra Rimini e Forlì, risale all’epoca preistorica.

Punto di incontro tra l’area mediterranea e quella padana, nella zona del riminese e del forlivese, la coltura dell’olivo è sopravvissuta addirittura alle numerose invasioni barbariche e alla caduta dell’Impero Romano.
Diverse fonti storiche testimoniano una massiccia presenza di coltivazione di olivo, già dal X secolo a.C., nella zona di Santarcangelo di Romagna, splendido borgo a pochi chilometri da Rimini. In generale, tutta l’area del riminese è sempre stata impegnata nella produzione di olio, soprattutto nelle aree collinari.

Da sempre, infatti, la produzione e la vendita dell’olio d’oliva della Romagna è stata un grande fonte di guadagno economico. Tale attività ha visto un decisivo e importante
incremento negli anni trenta del Novecento, consolidandosi ancora di più negli ultimi decenni grazie alla rinascita di numerosi oliveti e alle diverse iniziative del settore turistico
romagnolo, che punta anche su l’antica e rinomata tradizione culinaria della regione.

Dove trovare l’olio della Romagna?


Oltre al classico commercio dell’olio come prodotto da avere in dispensa, la Romagna, ormai da anni, lo sfrutta dal punto di vista enogastronomico, come incentivo per attirare i già numerosi turisti stagionali.

Immancabili le sagre dedicate all’olio della Romagna, come la rinomata Sagra dell’Ulivo e dell’Olio di Brisighella, che cade nel periodo autunnale, o la Fiera dell’oliva e dei prodotti autunnali a Coriano, sempre nei pressi di Rimini.

Oltre alle sagre e alle fiere dedicate, l’olio della Romagna, viene usato come prodotto distintivo e di valore aggiunto nei menù e nelle proposte culinarie offerte dalle strutture
ricettive romagnole.

Se si vogliono programmare le proprie vacanze nella riviera romagnola, ci si accorgerà che i migliori hotel e strutture della zona, inseriscono nel proprio menù l’olio extravergine di oliva della Romagna. Tutta la zona del riminese, infatti, è ampiamente provvista del prodotto locale e gli esercenti delle strutture ricettive puntano anche sulla tradizione gastronomica locale per offrire il miglior servizio possibile ai proprio clienti.

Fuochi di San Giuseppe

Tra le tradizioni folkloristiche più radicate in Romagna, troviamo senza dubbio i fuochi di San Giuseppe. L’usanza vuole che la notte tra il 18 e il 19 marzo si accendano dei falò che sanciscono la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, inoltre, in questa occasione il fuoco ha anche un significato propiziatorio come augurio di un raccolto abbondante.

Storia e origine della celebrazione


La festa di San Giuseppe ha origini cristiane ma viene festeggiata con rituali pagani, la sua nascita è molto antica, addirittura antecedente all’espansione di Roma, quando la Romagna era ancora territorio celtico.


Questo popolo di origini indoeuropee celebrava l’arrivo della bella stagione con dei riti per purificarsi e per augurare fertilità, questi riti propiziatori vennero trasformati nell’antica Roma in celebrazioni chiamate, Baccanali: festeggiamenti che in seguito furono ritenuti troppo lussuriosi e, per questo motivo, vennero banditi.


Fin da tempi antichi il fuoco assume in varie occasioni il significato di purificazione dal passato e allo stesso tempo rinascita e preparazione al futuro, il suo potere era quello di tenere lontane le maledizioni e le calamità naturali e attirare salute, prosperità e benessere.


Non a caso i falò di San Giuseppe vengono accesi il giorno prima dell’equinozio di primavera, infatti, attraverso la pulizia di rami e piante ormai secche che vengono gettate nel fuoco, ci si lascia alle spalle il freddo inverno. Allo stesso tempo il fuoco, col suo calore ardente, richiama il sole delle calde giornate primaverili, cosicché possa far crescere il nuovo raccolto.


La tradizione della “fugarèna” in Romagna


Come ogni tradizione che si rispetti, anche quella dei fuochi di San Giuseppe ha i suoi riti e le sue credenze.
In passato, nei giorni che precedono la focarina (come è chiamata nel ravennate) o fogheraccia (chiamata così nel riminese), i bambini andavano a raccogliere pezzetti di legna da ardere insieme a tutto ciò che è vecchio, rotto per alimentare il fuoco del falò.


Le bambine non erano escluse da questa raccolta, anzi, erano maggiormente “incentivate” a causa del detto “la fugarèna grosa la fa crèssar al tèti” ovvero che più il falò fosse stato grosso più avrebbe fatto crescere loro il seno. Sempre da questa leggenda è nato il modo di dire “San Giuseppe ti è passato sopra con la pialla” per indicare una ragazza con un seno scarso.


L’usanza della purificazione agraria è da sempre radicata nelle tradizioni contadine, l’accensione di falò per bruciare i resti del raccolto dell’anno passato, assieme a ramaglie e legna, era vista come un rituale benaugurale per la stagione che stava per arrivare. Parte del rituale era anche esplodere colpi di fucile in aria per scacciare demoni e malasorte.


Lòm a Mêrz, Segavècia, Madôna di garzòn

La focarina (o falò di San Giuseppe) in realtà è solo una delle varie feste in cui vengono accesi dei falò benaugurali:

Lòm a Mêrz

In Romagna, gli ultimi tre giorni di Febbraio e i primi tre di Marzo, troviamo anche i giorni dei Lumi di Marzo, durante i quali ci si radunava attorno a dei falò cantando e ballando, per festeggiare l’entrata nel primo mese primaverile. Queste giornate sono chiamate anche “i dè dla Canucèra” dall’antica credenza che in questi giorni ci fosse un’ora sventurata, nella quale nulla riusciva bene. Per questo motivo era meglio astenersi dal lavoro e intrattenersi attorno al fuoco.

Segavècia

La Segavecchia è un’altra occasione di ritrovo che si svolge ogni anno in Romagna, all’incirca verso metà Marzo. Anche questa festa trae ispirazione da un’antica leggenda. Si narra infatti che in periodo di Quaresima una giovane abbia violato il digiuno, venendo così condannata a morire tagliata in due. Per sfuggire a questo destino la ragazza si travestì da vecchia, ma a nulla servì
quest’astuzia.
La Segavecchia si festeggia intorno al giovedì di metà Quaresima, dove una fantoccio pieno di leccornie, con le sembianze di una vecchia, viene fatto sfilare per il paese per essere infine segato a metà (o bruciato in un falò a seconda della località) liberandone il contenuto per la gioia dei presenti.

Madôna di garzòn


La sera prima del 25 Marzo, in corrispondenza dell’Annunciazione di Maria, si festeggia la “Madonna dei garzoni” chiamata così perché in questo giorno scadevano i contratti dei garzoni e se ne firmavano dei nuovi per la stagione estiva. Anche in questo caso i falò segnavano la fine del lavoro invernale e l’augurio di rinnovare il contratto per la stagione successiva.

Premio “Panzini”

Dal 2013, nel Comune di Bellaria Igea Marina, ogni anno viene consegnato un premio speciale a tutti coloro
che hanno ottenuto meriti in diversi campi, da quello culturale a quello professionale, sportivo, umanitario
ecc., partecipando così alla valorizzazione del Comune stesso.

Il premio in questione è stato istituito in onore di “Alfredo Panzini”, nato nel 1863 e scomparso nel 1939 fu
scrittore, docente e lessicografo; nel 1905 collaborò anche alla compilazione del Dizionario Moderno
Hoepli.

Quando è nato il premio?


Il “Premio Giornalistico Alfredo Panzini” trova i suoi natali già negli anni 60, fondato inizialmente per
richiamare attenzione di giornalisti sul Comune di Bellaria Igea Marina, nel 2013 diventa un riconoscimento
rivolto a un numero di categorie più ampio.

Nel 2021 a causa dell’emergenza sanitaria per Covid – 19 non è stato possibile tenere la manifestazione,
che si è andata a unire a quella del 2022, mantenendo valide le candidature ricevute per l’anno precedente.

Il premio 2022, consegnato il 26 febbraio, è andato a Francesco Aquila, vincitore della decima edizione
della trasmissione televisiva MasterChef Italia.


I vincitori di tutte le edizioni precedenti del premio Panzini sono:

  • 2020, dott. Giovanni Crociati, cardiologo;2019, Gabriele Procucci, Colonnello della Guardia di Finanza;
  • 2019, Gabriele Procucci, Colonnello della Guardia di Finanza;
  • 2018, dott. Daniele Grosseto, dirigente del reparto di cardiologia dell’Ospedale Infermi di Rimini;
  • 2017, dott. Maurizio Salvi, medico chirurgo;
  • 2016, Roberto Mazzotti, dirigente aziendale;
  • 2015, Sara Foschi, missionaria della Comunità Papa Giovanni XXIII;
  • 2014, Michelangelo Petrucci, imprenditore e fondatore della Bimare Catamarans;
  • 2013, Gladys Rossi, soprano di fama internazionale.

L’importanza del premio

L’assegnazione del premio Panzini è un evento molto sentito da tutta la comunità bellariese, esso infatti è
nato proprio per riconoscere tutte quelle azioni che portano lustro e merito al Comune di Bellaria Igea
Marina.


Al vincitore viene consegnata una medaglia d’oro o d’argento che su una faccia raffigura l’immagine di
Alfredo Panzini e sull’altra riporta lo stemma del Comune di Bellaria Igea Marina.


Ma chi può concorrere al premio? Non tutti possono candidarsi, infatti la partecipazione alla competizione
è riservata esclusivamente a coloro che sono nati, che risiedono o che operano nel comune bellariese e
che si sono distinti compiendo gesti solidali e umanitari, oppure che, tramite la conquista di meriti sportivi,
culturali, scientifici, artistici o imprenditoriali abbiano portato il Comune di Bellaria sotto i riflettori,
contribuendo alla sua crescita e al suo prestigio.

Regolamento dell’assegnazione del premio

Le regole che disciplinano l’assegnazione del premio prevedono:

  • Che venga consegnato con cadenza annuale in occasione del patrono del comune;
  • La possibilità di presentare delle candidature con documentazioni che ne espongano le
    motivazioni, entro una determinata data, che solitamente coincide con la fine dell’anno solare;
  • Che il candidato debba essere un soggetto – o un ente – nato, residente o operante nel del Comune
    di Bellaria Igea Marina;
  • L’assegnazione del premio a discrezione della Giunta comunale, la quale può decidere anche di
    assegnare il premio a chi l’ha già ricevuto in passato, se si dovessero presentare nuove condizioni.
  • La possibilità di assegnare anche altri riconoscimenti insieme alla consegna del premio Panzini.

Proprio in occasione della manifestazione, che quest’anno si è tenuta sabato 26 febbraio, oltre alla
consegna del premio Panzini, vinto da Francesco Aquila per aver trionfato nella decima edizione di
MasterChef Italia, si è verificata la consegna di altri tre premi:

  • Bellaria Igea Marina e la sua storia, vinto da Marco Vasini – scomparso nel 2020, è stato sia
    operatore turistico sia presidente dell’ospedale privato Sol et Salus di Torre Pedrera, che ha portato
    ad essere un’eccellenza in Italia nel campo della riabilitazione e della chirurgia ortopedica.
  • Bellaria Igea Marina e il suo futuro, vinto da Luca Venturelli – un ragazzo affetto da autismo che è
    diventato campione di atletica paralimpica a soli 16 anni.
  • Bellaria Igea Marina nel mondo, vinto da Brahim Maarad – collaboratore dell’Espresso e
    corrispondente da Bruxelles per l’agenzia di stampa AGI.


La serata della premiazione si è tenuta al Palacongressi nel pieno rispetto di le tutte le normative di
sicurezza disposte per l’emergenza Covid – 19. È stato un evento ricco di intrattenimenti di carattere
artistico e culturale organizzati dall’Amministrazione Comunale per tutti i cittadini.

La straordinaria storia di Azzurrina, fra mito e leggenda

In un piccolo borgo medioevale, in una zona tranquilla immersa nel verde dell’entroterra di Rimini, arroccata su una altura di 436 metri che domina la valle del Marecchia e dell’Uso, troviamo il Castello di Montebello.

L’imponente rocca offre ai visitatori non solo un panorama pazzesco dall’alto, ma anche un percorso tra storia, arte e cultura e un’atmosfera misteriosa a causa della leggenda che lo coinvolge.

Si tratta della leggenda di Azzurrina, soprannome dato alla piccola Guendalina figlia di Uguccione, feudatario di Montebello nel 1375. La bambina era nata albina e purtroppo a quei tempi questo era molto pericoloso perché visto come segno del demonio. Così la madre era solita tingerle i capelli di una tintura nera ma che a causa dei pigmenti naturali diedero alla chioma dei riflessi azzurri come i suoi occhi …da qui deriva il nome Azzurrina!

Il padre per proteggerla dalla gente la fece sorvegliare da due guardie del corpo con l’ordine di non farla mai uscire dal castello.

Il 21 giugno del 1375, primo giorno del solstizio d’estate in una notte piena di temporali, all’età di 5 anni la bambina scomparve nel nulla con un urlo straziante inseguendo la palla con cui giocava nella ghiacciaia del castello. Le guardie non si accorsero della scomparsa della bambina, sentirono solo le sue urla. Invano provarono a cercarla ma il suo corpo non fu mai più ritrovato.

Si narra che il fantasma della bambina vaghi ancora oggi tra i corridoi del castello, e che ogni 5 anni sempre durante il solstizio d’estate si sentano le sue urla.

Nel corso degli anni molti ricercatori hanno cercato di studiare questo mistero, registrando i rumori prodotti dal fantasma di Azzurrina. Questi nastri possono essere sentiti dai turisti alla fine della loro visita notturna guidata al castello, offrendo un’esperienza veramente unica e paranormale! 

I Cappelletti in brodo: solo con loro è Natale in Romagna

In Romagna non è Natale senza un bel piatto di Cappelletti in brodo. Mettiamolo bene in chiaro. In tavola ci può essere di tutto, ma i cappelletti, rigorosamente fatti in casa, non possono mancare.

Ne esistono di diverse varianti, soprattutto in termini di dimensioni, mentre per quanto riguarda la ricetta, in Romagna ci troviamo tutti d’accordo: ripieno con formaggio tenero, grana e un pizzico di noce moscata. Assolutamente vietato, quindi, l’uso della carne per comporre il ripieno. La carne sosterrà invece una parte fondamentale nella preparazione del brodo, che la tradizione vuole di cappone.

Va da sé che questo cappelletto risulta essere uno dei più delicati e viene esaltato dal gusto del brodo, che deve essere ben saporito.

Sulle dimensioni invece se ne può parlare. Essendo un prodotto fatto in casa, viene lasciato al gusto e al sentimento delle ‘zdore che lo preparano con amore e abilità.

Ma basta spostarsi di un centinaio di chilometri ed ecco che il cappelletto si trasforma, e nella zona di Parma, Reggio Emilia e dintorni, si distinguono solitamente per essere un po’ più grandi di quelli romagnoli. 

Anche il ripieno è diverso: non ci sono solo i formaggi ma anche un misto di carni e salumi che li rendono di per sé molto saporiti. L’equilibrio meno delicato viene compensato da un brodo più leggero e da una spolverata di parmigiano.

Cos’altro dire se non “Buon appetito”?

Longiano, la città dei Presepi

Longiano è un piccolo Comune dell’Emilia Romagna sui colli fra Cesena e Rimini, un borgo di origini medioevali che ha meritato la Bandiera Arancione del Touring Club dal 2005.

Longiano accoglie visitatori tutto l’anno, per il suo castello, i suoi musei e il teatro, ma in questo periodo, l’offerta è ancora più accattivante, perché si trasforma nella città dei presepi.

La Longiano dei Presepi ti porta in un’atmosfera natalizia autentica e ricca di suggestioni culturali, unica in Romagna.

I presepi sono collocati nelle piazze, strade, giardini e angoli suggestivi del bellissimo centro storico medievale mentre le luminarie natalizie renderanno ancora più calda e accogliente l’atmosfera della città.

Completa il quadro un programma di eventi, con musica e animazione, con date da definire, e le visite guidate “Scopri Longiano dei Presepi”, organizzate dall’Ufficio Turistico, domenica 19 dicembre e domenica 2 gennaio dalle 16.00 (prenotazione obbligatoria tel. 0547 665484).

I presepi all’aperto saranno visitabili a qualsiasi ora; quelli nei luoghi al chiuso dalle 14.30 alle 18.30 di ogni sabato, domenica e festivi dal 08 Dicembre; dal 24 Dicembre 2021 fino al 09 Gennaio 2022, tutti i giorni nello stesso orario.

La mappa del percorso dei Presepi sarà disponibile presso l’Ufficio Turistico e nei principali punti-presepe.

Mountain Bike o bici da strada? Qualsiasi scelta tu faccia la Romagna è il posto giusto per te!

La Romagna è la terra giusta per chi ama pedalare. Non a caso sul nostro bel territorio ci sono circa 3503 km da percorrere con la bici e 68 percorsi diversi.

I percorsi sono davvero tanti, molti si affacciano sul mare, altri si avventurano dentro oasi naturali, alcuni presentano salite impegnative, altri propongono facili e dolci colline.

La Romagna si può quindi scoprire anche in bicicletta, in sella ad un modello da corsa o ad  una MTB con tutta la famiglia.

Pedalare in Romagna significa scoprire una terra di campioni e andare alla ricerca di peculiarità gastronomiche uniche nel suo genere. Perché una cosa importante va detta: pedalare in Romagna è molto più che andare in bicicletta.

E fra le migliori destinazioni per i ciclisti c’è proprio Bellaria Igea Marina, e per chi arriva da nord, la Riviera inizia proprio  da qui. La storia di Bellaria è conosciuta: da villaggio di pescatori si è trasformato in una moderna località balneare dove è impossibile annoiarsi e i percorsi da scoprire in bicicletta sono tantissimi.

Se hai una bici da corsa, dal mare alle colline è un attimo! Due mondi apparentemente distanti, ma facili da collegare con qualche chilometro di riscaldamento in bici. Mentre l’azzurro del mare si allontana è facile arrivare nel cuore della storia e immergersi nelle dimore e nei borghi dei Malatesta… ma anche fermarsi per delle degustazioni tipiche nei numerosi mulini e frantoi che circondano questo territorio.

Se invece ami la MTB a Bellaria Igea Marina trovi i percorsi giusti per te. Ad esempio seguendo gli argini del fiume Uso per circa 8 km arrivi fino a San Mauro Pascoli, e puoi proseguire verso Santarcangelo di Romagna. Se non sei stanco lungo la ciclabile sterrata del Marecchia puoi attraversare tanti paesini pittoreschi e raggiungere Novafeltria, patria del formaggio di “Fossa” insieme a Sogliano sul Rubicone, e tornare verso il mare attraversando Savignano sul Rubicone.

Non sei ancora stanco? 

Allora la Mini 9 Colli è la Granfondo che fa per te! 135 km con un dislivello di 2.600 m, con una salita – la salita del Barbotto –  breve ma intensa, adatta a veri scalatori!

Un’ultima cosa, ma non per importanza! In Romagna si pedala tutto l’anno, perché ogni stagione ha le sue caratteristiche e peculiarità. 

Non ti resta che scoprirle!