Fanno sorridere quando le si pronunciano, le frasi del dialetto romagnolo!

Il dialetto romagnolo è un dialetto della lingua emiliano-romagnola parlato in Romagna.

Bisogna comunque specificare che se vi capiterà di sentire il dialetto riminese, cesenate o ad esempio quello di Forlì noterete che l’accento è ben diverso.

Il dialetto romagnolo serve per capire aspetti del presente e del passato e per permettere di esprimersi e comunicare nei contesti in cui il dialetto è ancora una realtà viva.

Non dobbiamo considerarlo come segno di una inferiorità culturale o di una diversità sociale, anzi come spesso ritenuto fino a qualche anno fa, ma un patrimonio di preziosissimo valore linguistico, che merita d’essere trasmesso alle generazioni future.

Determinati modi dire, le canzoni e le filastrocche in dialetto romagnolo lo hanno trasformato in un vero e proprio genere espressivo, e hanno dato un immagine divertente a quel carattere gioviale e aperto che contraddistingue i romagnoli.

Lasciamo qualche frase per sorridere insieme 🙂

Smanè la vèggia = Andiamo a casa

Quel e counta cum’e do ad coppi quand che cmanda bastoun = si dice di qualcuno che non conta tanto nelle decisioni

Ma sa fet a posta? = Ma fate apposta?

Lasa ‘ndè = lascia andare

A penza pina u’s rasounna mey = A pancia piena si ragiona meglio

Il mare in inverno, i benefici!

Ascoltare il suono delle onde, fermarsi a guardare il movimento della risacca, camminare sulla riva…

Non vi sentite giù più rilassati pensando a questa frase? 🙂

Sin dall’antichità il mare sia in inverno che in estate viene visto come luogo di grandi benefici dal punto si vista dalla salute e della mente.

Grazie alla presenza dello iodio e della salsedine, la respirazione migliora e l’acqua di mare si trasforma in un aereosol naturale perchè composta da sali come cloruro di sodio e di magnesio, calcio, potassio, bromo e silicio.

Di questi elementi ne trae beneficio anche il nostro sistema immunitario, le nostre difese si potenziano favoriscono il ripristinarsi dell’equilibrio psicofisico e immunitario del nostro corpo.

Anche lo stress viene messo ko dal nostro amico mare… lasciate a casa tablet, impostate i cellulari silenziosi e godetevi una passeggiata in riva, a piedi nudi quando la stagione lo permette. Passeggiando le terminazioni nervose dei nostri piedi si attivano grazie alla sabbia che esercita un vero e proprio massaggio.

Che dire noi non riusciamo proprio a trovare un difetto al nostro amato mare… e voi che ne pensate?

Il Natale a Bellaria Igea Marina

“Il Natale con noi. Così lontani, così vicini” 

E’ con questa frase che Bellaria anche se da lontano vuole abbracciare tutti. Dal 6 dicembre l’atmosfera natalizia ha ricoperto la città.

I presepi di sabbia e di ghiaccio saranno due dei punti caratteristici degli addobbi natalizi.

Centoventi tonnellate di sabbia per realizzarlo e un nutrito staff di scultori, il presepe di sabbia rappresenta uno dei rari esemplari presenti in tutta Italia. A differenza dei presepi classici è stato realizzato all’interno di una struttura costruita con le “americane” (le strutture dei palcoscenici) alle quali saranno agganciate delle teste mobili (le classiche luci degli spettacoli teatrali). Inoltre, un maxischermo ledwall permetterà di cambiare lo sfondo della Natività rendendo ancora più spettacolare l’allestimento.

Il presepe di ghiaccio è opera di Michela Ciappini ed è il più grande a livello nazionale. E’ composto da 2520 kg di ghiaccio e raggiunge fino i due metri. Il presepe rappresenta scene di vita quotidiana rivisitate ai giorni d’oggi:la vitalità, la diversità, la cura e l’abbraccio. Per permettere l’accesso in totale sicurezza, ed evitare assembramenti, è stato creato un percorso botanico che intrattiene le persone rallentandone l’afflusso davanti alle vetrate di ghiaccio.

Non solo saranno presenti anche i tradizionali tini all’interno dei quali verranno posizionate le opere degli artisti bellariesi e la Snow Globe, la bolla trasparente che vi regalerà una fiabesca atmosfera natalizia!

Il Natale in Romagna con il tour dei presepi

Il Natale in Romagna è fatto di momenti unici, uno di questi è il tour dei presepi che è possibile visitare.

Da Cesenatico a Misano Adriatico gli amanti dei presepi potranno ammirare dei piccoli grandi capolavori legati alla natività.

Cesenatico offre lo spettacolo del presepe della marineria, un vero e proprio presepe a cielo aperto realizzato sulle barche storiche nel porto di Cesenatico disegnato da Leonardo Da Vinci. Si tratta di una tradizione che risale alla seconda metà degli anni ’80 ed è uno spettacolo davvero suggestivo per la presenza di statue a grandezza naturale che sono il frutto di un lungo lavoro artigianale, e dell’illuminazione che si riflette sulla superficie dell’acqua regalando un effetto davvero coinvolgente.

Bellaria ospita invece il presepe di Sabbia, anche questo molto particolare sia per le dimensioni, sia per l’effetto scenico che regala. Il presepe si trova presso i bagni 78 e 78 bis di Bellaria e la Natività è realizzata a grandezza d’uomo, una vera e propria opera d’arte da ammirare gustandosi il mare d’inverno con i suoi colori e odori inconfondibili.

Infine, rimanendo sempre sulla costa arriviamo a Misano Adriatico che presenta una serie di presepi davvero singolari. Nei negozi lungo il viale della Repubblica e nei viali vicini, le vetrine si animano di presepi davvero singolari- sono più di 300 –  alcuni piccolissimi e davvero singolari.

Nella collezione di Misano ci sono dei presepi così piccoli che stanno addirittura dentro i gusci delle uova, altri sono fatti con i tappini di sughero, altri ancora con le conchiglie oppure con le noci di cocco e la paglia.

I vini della Romagna, un viaggio fra i sapori autentici

Il vino in Romagna è qualcosa di magico ed è simbolo dell’ospitalità e convivialità che caratterizza questa terra.

La passione sincera per il vino ha le sue origini nel carattere e nella cultura del territorio, aperto e accogliente e allo stesso tempo nella sapienza di viticoltori che ne hanno fatto un’eccellenza.

L’offerta enologica è varia e spazia fra i sapori che caratterizzano le nostre colline, merito anche dei produttori locali che nel tempo hanno ottenuto numerosi riconoscimenti per le loro etichette “Made in Romagna”.

Dei cinque vini romagnoli, due – Sangiovese e Trebbiano – sono diffusi a livello nazionale, mentre gli altri tre – Albana, Pagadebit e Cagnina – sono caratteristici della provincia di Forlì-Cesena.

I vini di Romagna raccontano i loro luoghi d’origine e la personalità di chi li abita.

Fra questi il Sangiovese DOC è forse quello più conosciuto e apprezzato.

È un vino rosso ottenuto dalle uve di vigneti aventi un minimo dell’85% di Sangiovese e un massimo del 15% di altri vitigni a bacca nera.

Si tratta di un vino dal colore rosso rubino talora con orli violacei con un profumo delicato che ricorda la viola. Il sapore è armonico, leggermente tannico con un retrogusto gradevolmente amarognolo.

In Romagna il Sangiovese si sposa con le carni rosse, ma è anche apprezzato con la pasta fresca, le lasagne, i cappelletti in brodo o i tortelloni al ragù, per finire con la piada e i taglieri di affettati, salumi e formaggi.

Non vi resta che provare.

Buon appetito!

“La magia del porto canale di Cesenatico”

Il punto principale dal quale si sviluppa tutto il centro storico di Cesenatico. Lungo il porto incontriamo la Piazzetta Pisacane con il monumento di Giuseppe Garibaldi e poco distante ci sarà l’occentesca pescheria dietro alla quale sorge la piazza delle Erbe e la piazzetta delle conserve.

Un piccolo mondo intorno al porto canale, che in questo periodo sta per trasformarsi in un angolo magico. Infatti dalla prima domenica di dicembre all’Epifania le imbarcazioni del museo della marineria si trasformano in un Presepe galleggiante.

La tradizione del presepe nasce nel 1986 grazie agli artisti Maurizio Bertoni e Mino Savadori su progetto di Tinin Mantegazza e da un’idea di Guerrino Gardini. La prima statua, dopo la sacra Famiglia e i Re Magi è stata quella di S. Giacomo, Patrono di Cesenatico. 

Nel tempo gli artisti hanno aggiunto statue rappresentanti i personaggi e lo stile di vita del città marinara: gli immancabile pescatori, la piadinaia, il suonatore di fisarmonica simbolo di Romagna e tanti altri per un totale di circa 50 statue.

I particolari delle statue sono tutti in legno di cirmolo e gli abiti sono stati realizzati in tela e i voluminosi drappeggi (modellati su un’intricata rete di metallo), sono ottenuti grazie ad uno strato di cera pennellata a caldo. I colori sono quelli con cui venivano tinte le vele e la cera è quella che serviva per ammorbidire il sartiame.

Un’atmosfera davvero magica…

“La Piada dei morti”, il dolce tipico della ricorrenza di Ognissanti

Da metà ottobre a metà novembre questa focaccia profumata semplice fa bella mostra di sé in quasi tutte le panetterie riminesi: un tempo veniva preparata in casa, e qualcuno lo fa ancora, per essere servita a fine pasto con un bicchiere di vino.

Una ricetta antica che si realizza per la Commemorazione dei defunti. Un dolce semplice , profumato e golosissimo, adatto ad essere gustato dopo il pasto e per i più piccoli è perfetto anche per iniziare la giornata o per rendere speciale la merenda.

Il suo segreto? 🙂 I frutti secchi che la insaporiscono sono per tradizione uva passa, noci, mandorle e pinoli.

“Ecco come prepararla a casa vostra”

Ingredienti:

  • 250 g di farina tipo 1
  • 60 g di zucchero
  • 50 ml di olio extravergine d’oliva
  • 12 g di lievito di birra fresco
  • 70 ml di latte
  • 1 uovo
  • un cucchiaio di vino bianco (ma anche di grappa)
  • 50 g di uva passa (da mettere in ammollo in vino bianco)
  • una manciata di noci, di mandorle e un cucchiaio di pinoli
  • 1 tuorlo con un poco di latte e 1 cucchiaio di zucchero per spennellare

Procedimento

Preparare l’impasto versando nella farina, lo zucchero, l’olio, il lievito sciolto nel latte, il vino e l’uovo. Impastare prima con una forchetta e poi a mano per ottenere un impasto omogeneo e un po’ appiccicoso. Lasciar lievitare per 2/3 ore.

Nel frattempo mettere in ammollo l’uva passa. Quando l’impasto è raddoppiato, strizzare e asciugare l’uvetta e poi distribuirla nell’impasto.

Lasciatelo riposare 10 minuti, poi stendere la piada dei morti in una teglia unta o rivestita di carta forno. Distribuire sulla superficie la frutta secca.

Attendere la seconda lievitazione: la piada deve gonfiare. Poi scaldare il forno a 180° e spennellare la piada con il tuorlo mescolato a un cucchiaio di latte e lo zucchero.

Infornare per 20 minuti o più a seconda della potenza del vostro forno.

Non ci resta che dirvi, buon appetito! 🙂

Nominata tra i borghi più belli d’Italia, “Gradara”

Sin dal medioevo il borgo di Gradara grazie alla sua posizione è stato uno dei principali teatri degli scontri tra le milizie dello Stato Pontificio e le turbolente casate marchigiane e romagnole.

Ad ora grazie alla vicinanza al mare Gradara viene considerata una delle mete turistiche più gettonate dai turisti che soggiornano nella nostra Riviera.

La Rocca conserva la storia di due amanti, Paolo e Francesca che Dante collocherà nel girone dei lussuriosi. Condannati alla dannazione eterna ma anche all’eterna commemorazione, i due personaggi sono il simbolo dell’amore puro ed incondizionato.

La storia narra che le due famiglie dei da Polenta da Ravenna e dei Malatesta da Rimini erano tra le più rinomate della Romagna. Dopo una serie di scontri esterni e di instabilità politica interna, decisero di allearsi unendo in matrimonio la propria figlia e il proprio figlio.

Il patto venne suggellato da un matrimonio che coinvolse la giovane Francesca da Polenta e l’anziano, zoppo e rozzo Gianciotto Malatesta. Per guadagnare l’approvazione della giovane a questo matrimonio, la tradizione, che risale a Giovanni Boccaccio, dice che sia avvenuto per procura, dove il procuratore fu il più giovane e aitante fratello di Gianciotto, Paolo Malatesta di Giaggiolo (rocca nell’Appennino forlivese), del quale Francesca si invaghì per un malinteso, credendo che fosse lui il vero sposo, anche se ciò non poteva essere possibile perché Francesca sapeva benissimo che Paolo era già sposato. Si aggiungono poi al quadro narrativo tradizionale la figura del brutto e crudele Gianciotto, fino al maligno servo che spiava i due amanti e poi il tragico e noto finale del duplice omicidio degli amanti.

Un borgo da non perdersi, dalla vista mozzaffiato dalla Rocca e alla sua storia senza tralasciare la cucina…

La tradizione di Romagna, i “Passatelli”

Semplici e veloci da preparare, sono un ideale piatto della domenica in famiglia.

I passatelli si realizzano con ingredienti poveri.

Assomigliano a dei cilindri o a grossi spaghetti corti.

Ma che bontà!

Per preparare questo piatto si usa un attrezzo chiamato proprio “ferro per i passatelli” o in alternativa,  uno schiacciapate a fori grossi. 

Vediamo insieme come si preparano.

Ingredienti

  • 200 g parmigiano grattugiato
  • 300 g pane grattato
  • 2 uova
  • 1 scorza limone grattugiata
  • q.b. sale
  • q.b. noce moscata

Mettere il pane grattato a fontana e riempire il centro con le uova; aggiungere il parmigiano, una grattata di noce moscata, la scorza del limone, sale (scarso, considerando il sapore del parmigiano) e un pizzico di pepe.

Amalgamare gli ingredienti fino a far raggiungere all’impasto una certa compattezza. Far riposare l’impasto almeno cinque minuti. Passare l’impasto nell’apposito ferro o nello schiaccia patate e ricavare i passatelli.

Versateli direttamente in acqua o nel brodo, finché non vengono in superficie.

Non vi resta che correre in cucina! 🙂

Tra le leggende di Romagna…

La vacanza in Romagna non è solo mare. Una terra di borghi e castelli, storicamente dominata da alcune delle più grandi Famiglie della Storia, non possono mancare luoghi e leggende che mantengono tutt’oggi un’aurea di mistero, permettendoci di fantasticare sugli enigmatici eventi del passato.

Una delle leggende che conserva il nostro territorio è quella di Azzurrina, figlia del feudatario del Castello di Montebello.

E allora scopriamo insieme quali storie e misteri sono racchiusi in questo Castello.

Azzurrina era un bambina con occhi azzurro cielo e capelli dai riflessi azzurri. La piccola aveva la sfortuna di essere nata albina, cosa che al tempo era simbolo di grandi sventure a causa della superstizione popolare che collegava l’albinismo a eventi di natura diabolica. Fu proprio per cercare di nascondere questa caratteristica che la madre le tinse i capelli con una tintura naturale ma invano perchè i capelli della bambina acquisirono un color azzurro, da qui il suo soprannome.

Azzurrina era solita giocare a palla all’interno del castello e un giorno in pieno inverno la palla le cadde nel nevaio della Fortezza. La bambina corse giù per le scale con l’intento di recuperarla. Ma da quel momento più nulla e il suo corpo non fu mai più ritrovato. Pare che il suo fantasma alloggi ancora tra le mura del castello e che i suoi lamenti si possano udire ogni 5 anni il giorno del solstizio d’estate, lo stesso giorno della sua scomparsa nel 1375.